18 settembre 2014



   





Pubblicato il 08/02/2012
Sposo un marocchino e divento italiana
Cinzia Conti* & Salvatore Strozza**

Il tema dell’acquisizione della cittadinanza richiama sempre pių spesso l’attenzione dei politici e quella dei media. Negli anni recenti si č discusso soprattutto dell’acquisizione della cittadinanza da parte di ragazzi nati in Italia da genitori stranieri: dalla proposta di Fini del 2009 alle recenti affermazioni di Napolitano ribadite durante il recente discorso di fine anno. Mentre perō si continua a parlare e discutere sull’eventualitā di modificare la legge, il Paese cambia in fretta e le dinamiche sociali risultano assai pių rapide dei processi di rinnovamento normativo e anche della statistica.

Indovina chi viene a cena…la sorpresa raddoppia
Uno dei modi per accedere alla cittadinanza italiana č, in base alla legge n. 91 del 5 febbraio 1992 , il matrimonio con un cittadino della Repubblica (art.5). Nel 2009 una riforma della normativa, contenuta nel cosiddetto pacchetto sicurezza, ha prolungato il periodo di residenza necessario per poter presentare domanda per chiedere la cittadinanza per matrimonio: mentre prima bastavano sei mesi di residenza legale nel territorio della Repubblica dalla data di matrimonio, ora il termine č stato prolungato a due anni.ingrandisci tavola1conti-strozza.jpgingrandisci tavola2.jpg La modifica č intervenuta con l’esplicita finalitā di arginare il fenomeno dei matrimoni “di comodo”. Uno sguardo alle recenti statistiche diffuse dall’Istat sui matrimoni misti mette in luce che le unioni tra italiani e stranieri si celebrano soprattutto tra cittadine dell’Europa centrale e orientale (in particolare, romene, ucraine, polacche, russe e moldave, oltre che brasiliane) e uomini italiani.Di conseguenza ci si aspetterebbe che siano soprattutto le donne dell’Est Europa ad acquisire la cittadinanza per matrimonio. E invece, se si guardano le statistiche diffuse dal Ministero dell’Interno, si scopre, con una certa sorpresa, che, almeno negli ultimi due anni, ad acquisire la cittadinanza per matrimonio sono soprattutto le donne marocchine (tabella 2). Come č possibile che si verifichi questo tipo situazione se nella graduatoria dei matrimoni misti quelli tra marocchine e italiani si collocano solo al settimo posto? La risposta in realtā potrebbe essere e probabilmente č abbastanza semplice.

L’uno tira l’altro: cittadinanza uguale questione di famiglia

Si tratta in molti casi di donne marocchine che sposano connazionali che successivamente divengono italiani per naturalizzazione. Una volta che il coniuge, presente da pių lungo tempo in Italia[1], č divenuto italiano anche le donne marocchine richiedono e ottengono la cittadinanza per matrimonio.

La risposta fornita all’apparente incoerenza tra dati sui matrimoni e dati sulle acquisizioni di cittadinanza resta perō frutto di intuito, di prove indiziare. Non ci sono attualmente statistiche che ci confermino quanto da noi ipotizzato. Mentre si continua a discutere sulle modifiche normative da introdurre sulle acquisizioni di cittadinanza e, in particolare, sullo jus sanguinis, il Paese va avanti e cresce il numero di cittadini per acquisizione cosė come il numero di coloro che acquisiscono la cittadinanza per trasmissione  dai genitori o, come nel caso messo in luce, per matrimonio con un partner naturalizzato italiano. La normativa vigente finisce, quindi, per far sė che in Italia l’acquisizione della cittadinanza per gli stranieri divenga in molti casi una “questione di famiglia”. E sorge anche un altro dubbio: ci si chiede a questo punto anche quanti dei matrimoni misti registrati dall’Istat siano effettivamente misti e quanti, invece, siano matrimoni tra “ex-connazionali”.

Al di lā delle modifiche della legge, quindi, sembra necessario un ripensamento sul concetto stesso di “cittadinanza” che abbia presto conseguenze anche sull’impostazione delle statistiche, consentendo una raccolta e diffusione di informazioni che sia al passo con i tempi e che permetta di descrivere adeguatamente le dinamiche sociali in atto nel nostro Paese.  



[1] Si ricorda che per gli extracomunitari sono necessari dieci anni di ininterrotta residenza sul territorio italiano per poter richiedere la cittadinanza italiana (art. 9 della legge 91/1992).

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori ma non coinvolgono le istituzioni di appartenenza



 

 


* Istat - Direzione centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientali- Servizio Dinamica Sociale
** Dipartimento di Scienze Politiche Universitā di Napoli Federico II




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