21 ottobre 2014



   





Pubblicato il 06/05/2009
Che succede dopo una regolarizzazione?
Domenico Gabrielli* & Salvatore Strozza**

Un approfondimento con i dati dei permessi di soggiorno

Da anni l’Istat mette a disposizione una serie ricca ed articolata di informazioni statistiche sui permessi di soggiorno (vedi:http://demo.istat.it/) che il Ministero dell’Interno rilascia ai cittadini stranieri. I dati diffusi sono il risultato di un’attenta e complessa procedura di revisione e validazione delle informazioni contenute negli archivi individuali che il Ministero trasmette periodicamente all’Istat. Di recente l’Istituto ha avviato alcune sperimentazioni volte ad arricchire il quadro informativo derivante da tali rilevazioni attraverso il ricorso a procedure di record-linkage tra gli archivi dei permessi riferiti a date differenti. In particolare, gli stranieri regolarizzatisi a seguito della procedura promossa con le leggi n. 189/2002 (nota come legge Bossi-Fini) e n. 222/2002 sono stati individuati nell’archivio dei permessi validi all’inizio del 2004 e seguiti nei tre anni seguenti.


Quanti sono ancora regolari?

Quasi l’80% dei 647 mila regolarizzati è ancora in regola all’inizio del 2007, cioè a oltre tre anni di distanza dal rilascio del primo permesso per lavoro, avvenuto per lo più nella seconda metà del 2003. In altri termini, sono 505 mila i lavoratori stranieri che, dopo la regolarizzazione, hanno ottenuto uno o più volte il rinnovo dell’autorizzazione a permanere sul territorio, tanto che alla data più recente hanno ancora un permesso valido. È un segnale chiaro di come molti degli immigrati irregolari, che hanno potuto usufruire della regolarizzazione del 2002, avessero un progetto migratorio quantomeno a medio termine, che hanno potuto realizzare in quanto funzionali ad una domanda di lavoro potenzialmente regolare proveniente dalle famiglie e dalle imprese italiane.


Aumentano i coniugati ed emergono i lavoratori autonomi

Nel corso del triennio considerato (2004-06) diverse sono le novità di rilievo. È la regolarità della presenza che ha probabilmente consentito a molti di contrarre matrimonio, riducendo in modo rilevante soprattutto il collettivo dei celibi e delle nubili per effetto delle transizioni verso la condizione di coniugato. Tali variazioni hanno inciso in modo abbastanza evidente anche sulla tipologia di permesso e forse sull’effettiva condizione professionale di una parte, per quanto contenuta, del collettivo che ha usufruito della regolarizzazione. Soprattutto per le donne, il passaggio dal lavoro subordinato al motivo di famiglia è apparso abbastanza importante (il 10% di quelle ancora in regola all’inizio del 2007). Forse segnala anche una maggiore difficoltà a conservare un impiego regolare e/o una propensione significativa, anche tra le immigrate per lavoro, ad uscire dal mercato a seguito della formazione di una propria famiglia. Tra l’altro, tale percorso riguarda soprattutto le donne originarie di alcuni paesi della sponda Sud ed Est del Mediterraneo, il cui modello migratorio rimane prevalentemente caratterizzato dal ruolo principale svolto dalla componente maschile.

Significativo è, soprattutto tra i maschi, il passaggio dal lavoro subordinato, unica condizione ammessa per poter usufruire della regolarizzazione del 2002, al lavoro autonomo che in qualche caso potrebbe addirittura assumere i connotati di attività imprenditoriale. Tale cambiamento ha coinvolto 38 mila regolarizzati, il 7,5% di quelli ancora in regola all’inizio del 2007, ben oltre l’11% tra i maschi e solo il 3% tra le femmine. È difficile dire quanta parte di tale variazione sia la conseguenza di una effettiva mobilità professionale ascendente e quanta sia dovuta invece a circostanze di carattere amministrativo. Infatti, è probabile che alcuni regolarizzati, che già in passato svolgevano attività indipendenti, per usufruire della sanatoria abbiano dovuto cercarsi un datore di lavoro, così come altri sono diventati solo sulla carta lavoratori autonomi per conservare una posizione regolare, svolgendo attività occasionali o di breve durata alle dipendenze di uno o più datori di lavoro.


ingrandisci fig.1_regolarizz_gabrstrozza.jpgAncora in fuga verso i distretti del Nord

Davvero notevole è stata la mobilità dei regolarizzati all’interno del territorio italiano: oltre il 60% ha cambiato la provincia di rilascio del permesso e più del 40% si è spostato tra le ripartizioni territoriali in un intervallo temporale di appena tre anni. Una mobilità più forte non solo dei residenti italiani ma anche dell’insieme complessivo dei residenti stranieri, che, com’è noto, sono 2-3 volte più mobili degli italiani. Anche gli spostamenti tra le regioni delle tre ripartizioni centro-settentrionali risultano davvero notevoli.ingrandisci fig.2_regolarizz_gabrstrozza.jpg In ogni caso, risulta confermata anche per quest’ultima regolarizzazione la tesi che l’ingresso nella condizione di regolarità comporti uno spostamento sul territorio prevalentemente lungo la direttrice Sud-Nord visto che nelle province centrali e soprattutto in quelle settentrionali del paese maggiori risultano le opportunità d’impiego stabile e regolare. Il record-linkage tra gli archivi relativi a date successive ha consentito di mettere in evidenza l’eccezionale mobilità territoriale in tutte le direzioni, ma con un saldo migratorio fortemente positivo nelle due ripartizioni settentrionali, leggermente negativo in quella centrale e sensibilmente negativo nel sud e nelle isole. Evidente è la capacità di richiamo esercitata dalla cosiddetta Terza Italia, anche nei confronti delle altre aree del centro-nord.


Quesiti aperti e strategie per analisi future

Evidenti sono le differenze per nazionalità e genere, e a livello territoriale disaggregato, non di meno i risultati acquisiti non consentono di dare risposte precise ad alcuni quesiti. Quali fattori, ad esempio, svolgono un ruolo rilevante per il successo della domanda di regolarizzazione e per la permanenza in Italia in condizione di regolarità? Quali sono le determinanti più significative nel cambiamento della posizione professionale e nella mobilità territoriale? Naturalmente le informazioni contenute nelle fonti amministrative non possono che fornire risposte parziali a comportamenti la cui spiegazione va ricercata anche nelle strategie, oltre che nelle opinioni e percezioni individuali. La strada dell’integrazione tra archivi di fonti diverse, ciascuna con un patrimonio informativo specifico, potrebbe comunque consentire di dare risposta ad alcuni quesiti di notevole rilevanza politica e sociale.



Note:

Un’analisi più approfondita è in Carfagna S., Gabrielli D., Sorvillo M.P., Strozza S., “Changes of Status of Immigrants in Italy: Results of a  Record-Linkage on Administrative Sources”, European Population Conference, EAPS, Barcelona, 2008 (http://epc2008.princeton.edu/abstractViewer.aspx?submissionId=80562), in corso di pubblicazione in italiano sulla rivista “Mondi migranti”.



* ISTAT
** Dipartimento di Scienze Politiche Università di Napoli Federico II




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