23 ottobre 2014



   





Pubblicato il 18/02/2009
La salute degli stranieri in Italia
Gustavo De Santis*

Una norma recentemente votata al Senato prevede la denuncia (opzionale) da parte dei medici degli stranieri irregolari che si sottopongono a visita. La norma presenta numerosi aspetti anche giuridicamente e eticamente poco chiari (è in ballo il segreto professionale, ad esempio), e potrebbe avere conseguente impreviste poco gradevoli, come ad esempio l'abbandono della medicina ufficiale, e l'aumento di malattie contagiose che, tenute nascoste, potrebbero non essere tempestivamente scoperte dal nostro servizio sanitario.

Ma vi è anche, implicitamente, l'idea dello straniero che "sfrutta" il servizio sanitario nazionale, gratuito, per cure che in patria non avrebbe, e che gode quindi dei frutti di ciò che noi abbiamo, con tanta fatica, messo in piedi. Ma è proprio così?

 

Stranieri sani

Nel dicembre del 2008, l'Istat ha messo in rete un numero di "Statistiche in breve", di sole 10 pp, e molto semplice, dal titolo poco invitante, forse, ma chiaro: "Salute e ricorso ai servizi sanitari della popolazione straniera residente in Italia - Anno 2005".

L'uscita non ha avuto molta eco sulla stampa - forse perché la realtà che descrive non coincide con i pregiudizi che la maggioranza degli italiani sembra avere - e in questi casi, si sa, tutti noi preferiamo tenerci i nostri pregiudizi e lasciar perdere la realtà.

Ma cos'è che dice, questo rapportino?

Il primo messaggio è che gli stranieri, pur venendo in grande prevalenza da paesi meno sviluppati dell'Italia, non stanno peggio degli italiani, anzi: stanno leggermente meglio, sia in termini oggettivi (malattie recenti, limitazioni di lunga durata, più o meno gravi), sia in termini soggettivi (dichiarazione del proprio stato di salute percepito; tab. 1).

 

Tab. 1. Misure di condizioni di salute di italiani e stranieri (2005) - Valori percentuali

 

Condizioni di Salute

Italiani

Stranieri

Almeno una malattia recente (1)

27,4

22,8

Buone condizioni di salute (maschi) (2)

75,5

85,0

Buone condizioni di salute (femmine) (2)

68,1

75,1

Con limitazioni gravi, da almeno 6 mesi

2,3

0,6

Con limitazioni non gravi, da almeno 6 mesi

4,4

6,1

Fumatori (maschi)

30,9

27,9

Fumatrici (femmine)

20,0

14,6

Note: dati standardizzati per età.

(1) Nelle ultime 4 settimane

(2) Dichiara, soggettivamente, condizioni di salute buone o molto buone (prime 2 posizioni su una scala di 5)

 

In parte, questo vantaggio deriva da comportamenti un pochino più virtuosi da parte degli stranieri (che, ad esempio, fumano meno e sono meno spesso in sovrappeso - non mostrato in tabella), ma in parte il fenomeno, che si osserva anche all'estero, resta inspiegato. Alcuni hanno parlato di un fenomeno di selezione, detto del "migrante sano", per cui solo gli individui più sani affrontano le fatiche e i pericoli di un emigrazione (v. anche "Immigrazione in Piemonte: un patrimonio di salute soggetto a erosione", di Stefano Molina e Giuseppe Costa, Neodemos, 26/09/2007); altri di effetti psicologici (lo straniero sa di dover contare essenzialmente sulle proprie forze per riuscire a farcela). Comunque sia, il risultato è chiaro: gli stranieri ricorrono ai servizi sanitari meno spesso di quanto non facciano gli italiani, con meno visite mediche (18% contro 25%), meno accertamenti  diagnostici, ecc. (tab. 2).

 

Tab. 2 - Accesso ai servizi sanitari di italiani e stranieri (2005) - Valori percentuali

 

 

Italiani

Stranieri

Visite mediche recenti (1)

24,6

18,4

Accertamenti diagnostici recenti (1)

9,6

6,8

 

 

 

Comportamenti preventivi: almeno una volta l'anno

 

 

Controlla il colesterolo

47,5

32,4

Controlla la glicemia

48,0

33,5

Controlla la pressione arteriosa

58,1

42,3

 

 

 

Donne (2) che si sono sottoposte a

 

 

PAP test

71,8

51,6

Mammografia

73,1

42,9

 

 

 

Accesso recente al pronto soccorso (2)

3,8

5,7

Note: dati standardizzati per età.

(1) Nelle ultime 4 settimane

(2) Della fascia di età raccomandata, in assenza di sintomi

(3) Negli ultimi 3 mesi

 

Poco ricorso a medici e cure

Ma non è solo la miglior salute degli stranieri a spiegare il loro minor ricorso ai servi sanitari. Gioca anche il fatto che gli stranieri hanno meno dimestichezza con quello che si potrebbe fare: per ragioni culturali, di lingua, o di semplice flusso di informazioni. Fanno dunque anche meno controlli preventivi (esami del sangue su base regolare, PAP test e mammografia per le donne, ecc.), e questo, che oggi sembra un risparmio per le strutture sanitarie potrebbe domani rivelarsi invece un danno, se alla minor prevenzione dovessero in futuro corrispondere più frequenti malattie.

L'unica cosa che gli stranieri fanno più di noi è andare al pronto soccorso: quasi il 6% di loro lo ha fatto nei tre mesi precedenti l'intervista, contro il 4% scarso degli italiani. E, di nuovo, la presenza di stranieri in coda al pronto soccorso è una cosa che gli osservatori superficiali notano facilmente. E' la loro mancanza in altre occasioni, invece, che nessuno nota.

 

Cautele

I dati non sono recentissimi (escono ora, ma sono del 2005). Il campione degli stranieri non è numeroso (complessivamente, su 60 mila famiglie intervistate, solo 3500 individui sono risultati stranieri), benché neppure sia da trascurare. Quelli intervistati non rappresentano tutti gli stranieri presenti in Italia: solo quelli residenti e registrati in anagrafe, che certamente costituiscono un gruppo selezionato rispetto al totale degli stranieri, benché non sia chiaro in qual senso. Da una parte, infatti, chi è irregolare è tipicamente in Italia da poco tempo, ed è quindi giovane e selezionato per buone condizioni di salute (altrimenti, non avrebbe tentato la strada dell'emigrazione); dall'altra, invece, le peggiori condizioni di vita degli irregolari agiscono in senso contrario, e possono avere negativi anche sulla salute: si pensi allo svolgimento di lavori perricolosi o insalubri; alla difficili condizioni abitative, ecc.

Ma i dati sono stati ben controllati e le misure presentate in modo da non risentire degli effetti strutturali (la diversa composizione per età). In breve: si tratta di indicazioni affidabili. E il messaggio che se ne può ricavare è questo: gli stranieri, pur se regolarmente residenti (e quindi con diritto all'accesso) usano meno degli altri il servizio sanitario nazionale, e soprattutto lo usano comparativamente poco per quell'attività di prevenzione su cui invece, per altri gruppi (gli italiani) tanto si insiste.

Le recenti misure del governo vanno proprio nel senso di rafforzare questa discriminazione: allontanare ancora più gli stranieri dal diritto alla salute, con effetti probabilmente molto forti sulla fascia degli irregolari, qui non considerata ma, ragionevolmente, già oggi molto meno protetta in termini di salute. Ma è veramente questo, quello che vogliamo?

 


* Facoltà di Scienze Politiche




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