19 maggio 2013

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Neodemos non ha pubblicità e vive grazie al lavoro volontario dei suoi promotori. Ma deve nondimeno far fronte a qualche piccola spesa, per dominio internet, webmaster, segreteria, ...: ha quindi bisogno, oltre che dei vostri articoli (quando avete voglia di scrivere qualcosa di inerente ai nostri temi - v. "norme redazionali"), anche del vostro sostegno finanziario (v. "sostieni Neodemos"). A chi contribuirà con almeno 50 euro, Neodemos spedirà in omaggio il volume "Cambiamenti demografici, risparmio e solidarietà tra generazioni", e una conversazione con Elsa Fornero (indicare l'indirizzo di spedizione nella causale di versamento).
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Periodicamente, si riaccende il dibattito nazionale sull’opportunità di rivedere le modalità di acquisizione della cittadinanza italiana per i figli degli immigrati. Cambia la scintilla – un discorso di Gianfranco Fini, un monito del Presidente Napolitano, un auspicio del neo-Ministro Kyenge – non cambia l’intonazione del dibattito conseguente, reso purtroppo sterile dall’incolmabile distanza ideologica che separa gli “aperturisti” dai sostenitori della chiusura ad oltranza. Il rischio, come ha rilevato Giovanna Zincone in un suo recente intervento[1], è di “continuare anche in questa legislatura a lasciar marcire la questione della riforma della cittadinanza in cantina”.
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Nelle ultime decadi dell’Ottocento, e nelle prime del Novecento, donne e uomini, in Italia, avevano una speranza di vita alla nascita bassa – intorno ai 30 anni nel 1870 e ai 45 nel 1920 - e pressoché uguale. Ma a partire dagli anni ’20, il vantaggio delle donne – che nel mezzo secolo precedente era stato inferiore ad un anno - è andato gradualmente allargandosi, fino a sfiorare i 7 anni. Negli ultimi trent’anni, però, il divario è andato restringendosi, scendendo a 5 anni nel 2010. Questa tendenza appare ben stabilita, e se continuasse senza cambio di ritmo, riporterebbe uomini e donne in parità – almeno sul piano della longevità - nel giro di una cinquantina d’anni.
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Anche nel 2013, come negli scorsi anni, lanciamo il concorso “Neodemos e i giovani”, con cui selezioneremo e premieremo i migliori articoli originali, proposti a Neodemos da autori con al massimo 35 anni (nati, cioè, dal 1.1.1978 in avanti). Gli articoli dovranno arrivare alla redazione di Neodemos entro il 13 Settembre 2013. I dettagli del concorso sono definiti qui sotto. Ma quel che forse più conta è lo spirito dell’iniziativa: avvicinare tutti, anche i non demografi, ai problemi di popolazione: non quelli di metodo di analisi, per i quali altre riviste sono più qualificate di noi, ma quelli di sostanza, nei quali ci imbattiamo tutti i giorni
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Da quando, nell’autunno 2008, la crisi economica è dilagata nelle economie avanzate, essa ha modificato profondamente anche i flussi migratori e la situazione dei mercati del lavoro nazionali. Finora questa crisi è costata al nostro paese mezzo milione di posti di lavoro ed altrettanti lavoratori in cassa integrazione; i giovani precari ed il settore dell’edilizia sono state le vittime principali. Se però disaggreghiamo i dati ed osserviamo che dal 2008 al 2012 i lavoratori italiani sono un milione in meno e quelli stranieri mezzo milione in più, il rischio di fraintendimento è elevato.
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Sostiene Rodotà (2011:3) che dal livello di avanzamento della legislazione nella tutela dei diritti degli omosessuali si misura il grado di civiltà di una nazione, perché riconoscere questi diritti significa affrontare non solo una questione di “eguaglianza” ma anche di “dignità”. Mentre in alcuni Paesi i diritti degli omosessuali non sono riconosciuti, in altre parti del mondo questi godono di ampie garanzie, con modifiche legislative, spesso recenti, che riflettono il cambiamento della società e degli orientamenti collettivi verso queste tematiche.
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In Italia l’aborto volontario è stato legalizzato nel 1978, dopo accese discussioni in parlamento e nella società. Le argomentazioni a favore di questa legge erano principalmente due: a) avrebbe permesso alle donne, in caso di gravidanza indesiderata, di ricorrere all’aborto legale, annullando i rischi per la salute collegati all’aborto clandestino; b) avrebbe favorito nel Paese la diffusione di informazioni sulla procreazione responsabile.
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Lampedusa, symbole d'une démesure

La prima parte del documentario web De l'Autre Côté su Fortezza Europa e paura dell'immigrazione.
My statistician friend

In che modo la statistica può aiutarci nella vita di tutti i giorni? Ce lo spiega in un video realizzato dagli studenti di Statistica dell’Università di Padova.
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