20 aprile 2014



   

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Nativi interculturali. Una ricerca su immaginari ed esperienze dei diciottenni in Italia
Anna Granata
  Da quasi sessant’anni la Fondazione Intercultura porta avanti un progetto educativo di singolare pregnanza: fare dell’incontro interculturale un’esperienza a tutto tondo che interessi la dimensione culturale e linguistica ma anche quella esistenziale e affettiva dei ragazzi che, al quarto anno di liceo, vengono selezionati per trascorrere un anno all’estero, in Paesi più “vicini” (quali Germania, Francia, Stati Uniti), o più “lontani” (Cina, Tailandia, Russia, ecc.) entro una nuova scuola e una nuova famiglia.
Indagare in profondità il vissuto di questa componente giovanile del nostro Paese avrebbe da solo consentito di approfondire molti aspetti dell’esperienza interculturale.

 
Davvero così sommersa? La violenza di genere e le fonti statistiche disponibili
Patrizia Farina
  Nel nostro paese la violenza di genere è al centro del dibattito politico e mediatico e lo dimostrano nuovi termini come femicidio o femminicidio[1]. Il riconoscimento della violenza contro le donne come violazione dei diritti umani ha stimolato la domanda di dati statistici finalizzati alla conoscenza del fenomeno e alla individuazione delle caratteristiche delle donne a rischio di vittimizzazione. Nel corso dell’ultimo ventennio, infatti, le indagini ad hoc si sono moltiplicate: dalla prima in Canada nel 1993[2] alla prima in Italia del 2006 coordinata dall’Istat e finanziata dal Dipartimento Pari opportunità. L’ultima in ordine di tempo è quella pubblicata pochi giorni fa dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali FRA che ha coinvolto 42 mila donne di 28 paesi membri dell’Unione europea[3].

ICPD
La Redazione
   Il 7 marzo 2014 è uscita l’ultima versione del Rapporto “Beyond 2014” della ICPD, che è poi  l’International Conference on Population and Deveopment . Per capirne il significato, bisogna risalire un po’ indietro, alla ICPD del 1994, tenutasi al Cairo. Quella conferenza produsse un “Programma di Azione” ventennale, che ha costituito il volano per l’operato dell’UNFPA (United Nations Population Fund ) in questo ultimo periodo. La Conferenza dopo trattative e compromessi tra governi, varie agenzie UN (United Nations), e numerose ONG (Organizzazioni Non Governative), e nonostante l’opposizione di molti (paesi islamici e Vaticano, in primo luogo), trovò un accordo su numerosi obiettivi da raggiungere entro il 2015

 
Si fa presto a dire “Culturalmente simili”
Gustavo De Santis & Mauro Maltagliati & Silvana Salvini
  Tendiamo spesso a formare gruppi di paesi sulla base di un qualche criterio, nostro o altrui, più o meno fondato: i paesi mediterranei, quelli est-europei, quelli musulmani, ricchi, con la famiglia forte, con welfare corporativo, ecc. Ma quanto sono affidabili queste tassonomie? E su cosa sono basate? I criteri prevalenti sono tre: geografici (di vicinanza), “istituzionali” (es. la forma di governo, attuale o prevalente fino a un recente passato), o quantitativi, basati su valori modali (es. religione prevalente) o medi (es. PIL pro capite).

Pauperia and Tycoonia: Population and Sustainability
Massimo Livi Bacci
  Once upon a time, population was a central issue in the international debate on the future of the planet. Despite profound ideological and political differences among the major players of the global scene, there was consensus that population growth and change were major factors affecting social and economic development. This common awareness reached a climax between the early 1970s and early 1990s, marked by three UN-sponsored Conferences in Bucharest (1974), Mexico (1984) and Cairo (1994).The latter Conference (ICPD, or International Conference on Population and Development) approved a major declaration (Programme of Action) containing a summa of all desirable actions to be initiated, implemented or sustained, concerning all facets of population dynamics, in the full respect of human rights, and oriented to achieve sustainable development1.

 
Il nuovo progetto di legge sull’aborto volontario in Spagna: un flashback che nessuno desidera
Teresa Castro Martín
  L’interruzione volontaria della gravidanza fu considerata delitto, in Spagna, fino al 1985 (se si eccettua un breve periodo nel 1937 sotto la Seconda Repubblica).  Nel 1985 si modificò il Codice Penale e l’aborto venne depenalizzato in tre circostanze: rischio grave per la salute fisica e psichica della donna incinta; stupro; malformazioni gravi del feto.1 Da quella data, il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza ha sperimentato un notevole aumento, anche se si può osservare una certa stabilizzazione a partire dal 2007 (Figura 1). Nel 2012, ultimo anno con dati ufficiali, si sono registrati circa 112 mila interruzioni di gravidanza, equivalenti a 12 aborti per 1000 donne tra i 15 e i 44 anni

Night flight over an urbanizing world
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Perché l'Italia è un Paese per giovani
Perché l'Italia è un Paese per giovani Alessandro Rosina a TEDxIED























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