29 gennaio 2012

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Negli ultimi decenni le unioni hanno subito significative trasformazioni in tutti i paesi europei, con diminuzione dei matrimoni, incremento delle convivenze, aumento dei divorzi e dei bambini nati al di fuori del matrimonio - indicatori, questi ultimi, che caratterizzerebbero l‘attuale fase come quella della Seconda Transizione Demografica. Se l’Europa Settentrionale conosce e sperimenta la convivenza quale forma stabile e permanente di unione, in Europa Meridionale, la lunga permanenza nel nucleo familiare originario, la difficoltà nel trovare un’occupazione stabile, i forti legami familiari e la mancanza di appropriate politiche rappresentano un ostacolo alla nascita di unioni, soprattutto per i più giovani.
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E’ possibile censire bene anche i Rom, approfittando magari del censimento della popolazione, che si svolge in Italia proprio in questi giorni? Conoscere l’entità numerica e le altre caratteristiche della popolazione Romanès (dove sono sul territorio, qual è la loro distribuzione per famiglie, per età, ecc.) sarebbe di grande interesse per il nostro paese, anche al fine di garantire una migliore integrazione, fermo restando che proprio quest’ultima deve essere il principio fondamentale delle analisi, perché è facile altrimenti cadere nella trappola della discriminazione. Ma come fare a raccogliere i dati? Le strade percorribili appaiono sostanzialmente due.
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Nel 2011, il caso ha voluto che cadessero le celebrazioni della nascita del “bambino sette miliardi” e i commenti sul futuro della popolazione mondiale sono stati – anche su Neodemos – numerosi, alimentati anche dalla revisione delle proiezioni demografiche delle Nazioni Unite1. Ricordiamo che queste, nella cosiddetta “variante media”, prevedono una crescita della popolazione dei paesi in via di sviluppo da 5,7 miliardi nel 2010 a 8 miliardi nel 2050; e che questo risultato - nonostante il cospicuo aumento tra le due date - implica un rallentamento dell’incremento annuo, che dall’1,35% nel 2010 dovrebbe ridursi allo 0,48% nel 2050.
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Alla fine del 2011 è uscito il rapporto UN sulla fecondità (World Fertility Report 2009); un aggiornamento dell’analogo lavoro di due anni prima. Non contiene notizie rivoluzionarie, ma mette in luce i grandi cambiamenti in questo campo dal dopoguerra a oggi, e le forti differenze che ancora sussistono tra le diverse aree del mondo, distinte, com’è tradizione dei rapporti UN, tra MDC (More Developed Countries, o paesi sviluppati), LDC (Less Developed Countries, o paesi in via di sviluppo) e Least (Least Developed Countries, o paesi sottosviluppati). Rivediamo insieme i punti più importanti.
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L'Istat ha recentemente aggiornato le proprie previsioni demografiche[1], cercando così di delineare quello che potrebbe essere il futuro della popolazione del paese nei prossimi 50 anni. “Nel lungo termine saremo tutti morti”, ammoniva Keynes per invitare a diffidare delle analisi economiche di lungo periodo, ed anche se le variabili demografiche possono contare su un’inerzia ben maggiore di quelle economiche è evidente che quanto più ci si allontana dall’anno base tanto meno probabile diventa l’effettivo realizzarsi di quanto previsto.
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Sono da poco uscite le ultime previsioni demografiche dell’Istat, che aggiornano quelle di poco precedenti, del 2007. Come sempre avviene in questi casi, il nuovo sostituisce il vecchio, e (quasi) nessuno si ferma confrontare le due versioni, per cercare di capire se ci sono differenze, dove, quanto importanti, perché ci sono, differenze, e che implicazioni possono avere. Proviamo allora a farlo noi, sia pur rapidamente
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Family planning nell'Africa sub-sahariana: Le difficoltà delle donne nell’accesso agli strumenti contraccettivi.

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I principali andamenti demografici nel nostro paese nel quadro delineato dal rapporto “Noi Italia” Istat.

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